Gadjo D’Rome – puntata 16 PORAJOMS L’OLOCAUSTO DEI POPOLI ROM

Gadjo D’Rome – puntata 16 PORAJOMS L’OLOCAUSTO DEI POPOLI ROM

musica di:
Saban Bajramovic
Taraf de Haidouks
Sasa Jovanovic
Romm russi sconociuti
Marko Markovic
Nigel Kennedy
Goran bregovic

 

Il termine Porajmos o Porrajmos (in Lingua romaní «devastazione», «grande divoramento»), oppure il termine Samudaripen («genocidio») indicano il tentativo del regime nazista di sterminare le etnie romanì durante la seconda guerra mondiale.

 

Al pari della più nota Shoah (il tentativo del regime nazista di sterminare gli ebrei), il Porrajmos fu deciso sulla base delle teorie razziste che caratterizzavano il nazismo. Dato che la popolazioni romaní (principalmente Rom ma anche Sinti) dell’Europa orientale non erano organizzate come quelle ebraiche, e poiché non si conosce con accuratezza il numero di romaní che al 1935 vivevano in quei territori, è difficile dire con precisione quante furono le vittime.

Ian Hancock, direttore del Programma di studi Rom presso l’Università del Texas ad Austin, suggerisce una cifra che oscilla tra le 500 000 ed il milione e mezzo di vittime, mentre un stima di 220/500 000 vittime è fatta da Sybil Milton, storico dell'”Holocaust Memorial Museum” [1] Rom e Sinti che venivano deportati nei campi di concentramento potevano talvolta vivere in sezioni separate, e le condizioni igienico-sanitarie di queste aree erano gravissime.

In altri casi il loro trattamento era invece equiparato a quello degli altri prigionieri. Gli zingari reclusi furono autori, ad Auschwitz nel ’44, di una rivolta contro le truppe naziste. Rivolta che aveva come scopo evitare di essere portati ai forni crematori. L’aspetto più terribile della loro detenzione consistette soprattutto negli esperimenti scientifici cui fecero da cavie, a partire dal 1943, ad Auschwitz e altri campi di concentramento.

A molti di loro furono inoculati germi e virus patogeni per osservare la reazione dell’organismo di fronte alle malattie, altri vennero obbligati a ingerire acqua salata fino alla morte.

Particolarmente duro fu il trattamento riservato alle donne zingare. Le più giovani venivano sottoposte a dolorose operazioni di sterilizzazione, mentre quelle mature, fatte denudare, erano utilizzate per riscaldare i corpi di coloro che erano stati soggetti agli esperimenti sul congelamento. Sia le donne che gli adolescenti rom impiegati per gli esperimenti venivano tenuti rinchiusi in minuscole gabbie o stanze all’interno dei laboratori, completamente nudi e in condizioni di estrema promiscuità, costrette ad espletare i bisogni corporali le une di fronte agli altri. Questa detenzione poteva durare molti giorni.

Sin dal primo dopoguerra si è, come detto, dedicata pochissima attenzione allo sterminio dei rom e dei Sinti, e solo negli ultimi anni sono state organizzate mostre e presentati documentari sull’argomento. La questione di un possibile risarcimento ai familiari delle vittime del regime nazista appare tuttavia ancora remota, anche per l’impossibilità, in molti casi, di ricostruire i relativi rami genealogici.

In Italia, Rom e Sinti furono imprigionati nei campi di concentramento di Agnone (convento di San Berardino), Berra, Bojano (capannoni di un tabacchificio dismesso), Bolzano, Ferramonti, Tossicìa, Vinchiaturo, Perdasdefogu e nelle Tremiti. Erano Rom italiani, ma anche di altre nazionalità; in particolare un gran numero erano Rom slavi, fuggiti in Italia dalle persecuzioni in patria. Molti di loro riuscirono a fuggire e si unirono alle bande partigiane…

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