So Beast – Densità e il colore della materia che arriva alle orecchie – B-Folk

Live report – So Beast 19.04.2017 @ B-Folk

Dei So Beast si sa poco, ma non perché siano di quelle band che per marketing si avvolgono in aloni di mistero. Si sa poco, o meglio pochi ancora ne sanno, perché sono giovani, personalmente e artisticamente, una giovanissima band che è anche una famiglia, di base a Bologna, con bimba ultrasorridente di pochi mesi e una cagnolina impeccabile, che vanno in tour anche estemporaneamente dove hanno occasione e trovano pubblico aperto e interessato a quello che fanno.
Sono Katarina Poklepovic, voce e tastiere, e Michele Quadri al basso e chitarra elettrica (ma intercambiabili polistrumentisti entrambi come vedremo stasera).

Qui li attendevamo dal primo momento in cui avevamo ascoltato il loro album “Kira”, edito dalla statunitense Time Release Sound, giunto alle nostre orecchie dalle poche radio locali attente a una vera ricerca musicale, non a caso le stesse presenti ed impegnate nei movimenti reali della società.

Il “Crescendo” con cui introducono il concerto sembra prepararci, sintonizzarci, porgerci un gomitolo di note del quale ancora non si vede quale forma assumerà, anche lungo, sovrabbondante, come a dire che di materia ce n’è tanta e talvolta la difficoltà maggiore sta proprio nel scegliere cosa dire tra le tante cose che si affastellano dentro per essere espresse.
Quindi arriva la più frequentemente ascoltata “Dear mother” e le rapide ci afferrano, mulinano, ci buttano ad un tratto ad arenarci sulla riva per poi rimmetterci nel flusso, la voce di Katarina è una lama intrisa nello zucchero che intaglia figure ed ombre sul magma mobile del pianoforte.
Segue “The lines describing a kone” cupa, acida, corrosiva, una delle mie preferite ultimamente (primato che i brani del disco conquistano a turno), enigmatica a partire dal titolo fino alle voci femminile e maschile che si accompagnano tra eco e dialogo, facendosi strada tra drum machine e distorsioni.

Molti brani sono trasformati abbondantemente nell’interpretazione dal vivo, ricca anche di improvvisazioni, come “Deep Cracks”, e testimoniano della voglia di giocare e di rischiare, tutt’altra storia rispetto al “fare il compitino”, un’esperienza molto più intrigante che non la ripetizione fedele del pur apprezzatissimo album in studio.

Alcuni momenti sembrano trovare in modo quasi casuale la propria efficacia, non ancora molto programmata e sistematica, come l’accostamento tra visual e musica; le immagini proiettate saltano da atmosfere pastello a profondità di universi oscuri ed elettrici, e cambiano la densità e il colore della materia che arriva alle orecchie, come girando un oggetto attorno ad un asse e vedendone i cambiamenti tridimensionali, gli spessori, le trasparenze.

Dopo lunghi spazi di dilatatissimo ipnotismo, dove più o meno consciamente possiamo lasciare le pareti reali per i nostri spazi interiori, ci richiama imperiosamente ed impetuosamente “The Room” che sembra sintetizzare ed esemplificare la ricchezza di talento e di inventiva che questa band sa offrire.
Voglia di dire e di dare ma indipendenza dal giudizio, nessuna ricerca opportunista della “formula che funzioni”.
Katarina e Michele sono lì, presenti a tutto tondo, ti fanno venire la tentazione di prenderli a buon esempio e vivere la tua strada, qualunque sia, sempre più liberamente e creativamente.

Setlist:

Crescendo
Dear mother
The lines describing a kone
Divlja
Deep Cracks
Imagine
Sex Love and Cooking Oscillator
Impro
Polar magnet
The room

Link all’album “Kira”: timereleasedsound.bandcamp.com/album/kira

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