La Discoteca del Diavolo 1.23 – La parola, la poesia, il demonio e Hito Vom

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Nel corso della scorsa puntata, durante il transito da Search & Destroy Radio a La Discoteca del Diavolo, TiedBelly veniva a conoscenza di un movimento poetico talmente underground da potersi definire “Ctonio”, proprio come gli spazi dell’archivio del Satanasso: il DISGUSTISMO.

Catturato dal nome e dalle opere che, provando a documentarsi, era riuscito a trovare, decide così di mettere in piedi una puntata in cui più che delle fissazioni musicali del Demonio si dia conto e ragione della poetica degenerata e umanamente compromessa di questa bizzarra accolita. Con il contributo di HITO VOM – lo specialista in Haiku dei poeti disgustisti – si è perciò provato a tracciare, in trasmissione, un approssimativo quadro storico-sociale del Disgustismo, inserendolo nel più ampio ambito di interesse della trasmissione: LA PAROLA. In uno dei primi episodi della Discoteca del Diavolo, si affermava quanto la parola fosse in realtà non necessaria al Satanasso tanto da diventare facilmente territorio esclusivo di nostro signore ma nel caso della poesia il signore degli inferi deve fare evidentemente un’eccezione. La parola poetica è terreno ambiguo e scosceso, talvolta assimilabile a una crittografia dello spirito tutta da investigare o, perché no, ad un codice segreto nascosto dietro un altro codice segreto: non stupisca dunque che il Diavolo stesso lo ritenga territorio elettivo, né che il mondo della poesia spesso si popoli di figure eccentriche ed inconsuete forse più spesso di quello della prosa. Le parole sono anche la ragion musicale della puntata in cui si da privilegio a forme musicali come il Rap, il Talking Blues, lo Spoken Word ed ogni recitar-cantando che dai primi del ‘900 ad oggi è giunto a noi. E così, per una volta, la musica cede il passo alla parola per diffondere la sincera e condivisibile devastazione morale del Disgustismo mentre tutto intorno echeggiano voci recitanti rubate a poeti Oi d’inghilterra o a bardi nostrani che si cimentano in uno stream of consciousness sotto i piloni della tangenziale est.
D’altra parte, nati non fummo per viver come Drupi.

1. Woody Guthrie – Mean Talking Blues
2. Rufus “Speckled Red” Perryman – The dirty dozen no. 2
3. Lonnie Glosson – Arkansas hard luck blues
4. Bo Diddley – Say man
5. Gil Scott-Heron – The revolution will not be televised
6. Anthony Joseph & Spasm Band – Blues for cousin Alvin
7. The Last Poets – Jazzoetry
8. Sleaford Mods – Bronx in a six
9. Garry Johnson – Boy about town
10. Buck 65 – Rough house blues
11. Garry Johnson – The young conservative
12. Mc 900ft Jesus – The city sleeps
13. Mick turpin 6.27 to London
14. Anarchist Republic of Bzzz – C.i.a. spy dub
15. Terry McCain – Made in England
16. Tom Waits – What is he building?
17. Matt Dillon, Joe Altruda, Joey Gonzales & Pablo Calogero – Mexican loneliness (by Jack Kerouac)

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