14 April 2020  /  Le Sbarbine

Durante questo viaggio, le Sbarbine vi faranno conoscere la partigiana Anita Malavasi, Laila.

Questa è la storia di Anita Malavasi, protagonista della lotta di liberazione dal nazifascismo nel Reggiano, prima come staffetta poi come comandante di distaccamento. Scelse come nome di battaglia “Laila”, ispirandosi ad una guerriera azteca, le cui gesta aveva letto in un romanzo.

Nata da una famiglia contadina di tradizione socialista, cresce coltivando una spontanea avversione nei confronti del regime fascista, rafforzata dal trasferimento a Reggio Emilia nel ’38, in un quartiere dove vivevano gli operai delle Officine Reggiane. Entra così in contatto con le idee socialiste e comuniste di una classe operaia preparata e consapevole, in un contesto in cui le donne lavoravano fuori di casa e non erano esclusivamente relegate all’ambiente domestico.

Con lo scoppio della guerra inizia a ricevere lettere dai soldati amici che le raccontano tutta la brutalità del fronte. Anita coltiva il seme della ribellione, alimentato dalle violenze fasciste, dai bombardamenti e dall’occupazione. Entra così nella Resistenza. È una delle organizzatrici dei “Gruppi di difesa della donna”e si impegna nel trasporto di armi tra la città e l’Appenino, fino a quando il rischio di essere scoperta si concretizza ed è costretta a fuggire sui monti e ad entrare in clandestinità. Il 2 gennaio ’45 si unisce alla 144ª Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci”, dove si distingue per coraggio e capacità strategiche e viene promossa comandante di distaccamento e inviata a dirigere il “Centro informazioni”, una delle due case della staffetta nella zona partigiana di Vetto.

In montagna, “Laila” non impara solo ad usare le armi, ma condivide il rischio e le difficoltà con le compagne e i compagni. Si sente per la prima volta trattata alla pari, rafforza la propria coscienza politica e matura fiducia nelle proprie risorse e spirito di autonomia, che la portano a rompere il fidanzamento nato cinque anni prima. Anita non si sposerà più.

Durante quegli anni difficili, in cui non c’era tempo per l’amore, prova un sentimento nei confronti di un giovane partigiano, il suo nome di battaglia era “Fifa” e il loro unico bacio è stato quello d’addio. “Fifa” era il comandante del distaccamento “Fratelli Cervi” che perse la vita nella tragica battaglia del Monte Caio.

Le rappresaglie, i feriti, i fucilati… Troppi i morti impressi nella memoria e nei racconti di Anita.

” …In montagna mi è capitato di uccidere. La donna è sempre donna. Ma nel momento del pericolo anche la donna accetta le regole della guerra. Non è facile. Nata ed educata per dare la vita, in guerra la vita la togli. È importante capire che non siamo diventate combattenti per spirito di avventura. Ci furono torture orrende….”

Dopo la guerra Anita entra nel Partito Comunista e si dedica completamente all’attività politica, spinta dagli ideali e dalle aspirazioni della lotta di liberazione e per costruire una società giusta, fondata sui diritti della collettività, per la quale in tanti avevano dato la vita. Si dedica all’organizzazione delle cellule femminili del partito. Le battaglie centrali di quegli anni, per cui si impegna con passione, sono quelle per il diritto al voto, per l’apertura degli asili nido e per la parità salariale. Inizia l’attività sindacale e diviene la prima donna Segretaria provinciale nel settore tessile della CGIL, dove resta ad occuparsi delle questioni della categoria fino al ’68. Viene eletta per due mandati Consigliera comunale a Reggio Emilia e prosegue l’attività sindacale nella Federbraccianti e Federmezzadri.

Attraverso le attività dell’ANPI (attivo nelle sezioni provinciali, nel Coordinamento femminile nel Consiglio Nazionale) e la collaborazione con l’ “Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea”, Anita diffonde la testimonianza e la memoria storica della Resistenza. Ci regala un ultimo racconto di quegli anni nel documentario di produzione tedesca “Non ci è stato regalato niente – Storia di una parigiana”.

Lascia questo mondo il 27 novembre 2011, nella sua Reggio Emilia.

Anita Malavasi, ha dedicato la sua vita alla lotta per la libertà e contro l’oppressione, contribuendo a cambiare il corso della Storia del nostro paese. È stata una staffetta, una ribelle della montagna, una sindacalista, una rappresentante politica e come la principessa guerriera di quel romanzo è stata Laila, la Partigiana Laila…

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