Il 27 dicembre ricorreva il secondo anniversario della morte di Carrie Fisher, attrice, sceneggiatrice e scrittrice statunitense. Dal 1975 e fino alla morte ha recitato in oltre quaranta film, molti dei quali diventati opere di culto.


Carrie Fisher debutta nel 1975 in
Shampoo di Hal Ashby, con Warren Beatty, Julie Christie e Goldie Hawn, ma pochi anni più tardi è protagonista di una scena esplosiva in uno dei film migliori del secolo scorso (a detta della scrivente, ma insomma, dai, come negarlo?) che è The Blues Brothers (John Landis, 1980): è l’ex fidanzata di Jake “Joliet” Blues, abbandonata all’altare e armata fino ai denti, pronta a sparare su Jake e suo fratello Elwood dopo le scuse più improbabili e per certo più belle nella storia della cinematografia:

Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!

Ma ci sto girando intorno, ed è inutile tergiversare ancora. Quando si parla di Carrie Fisher, l’immagine immediata è quella di un’acconciatura castana con due chignon, un blaster al fianco o in mano e, con quella che quella che mi è entrata nel cuore inoculandomi una malattia incurabile, cioè la devozione assoluta per la saga di Guerre Stellari, la battuta fondamentale: Aiutami, Obi-Wan Kenobi. Sei la mia sola speranza.

Carrie Fisher infatti nel 1977 interpretò la Principessa Leila Organa (Leia nell’originale) nel primo film della saga. Il suo personaggio – così come i film – divennero così celebri che Fisher ha spesso scherzato sul fatto che a divenire famosa non è stata lei come attrice, ma la Principessa Leila che il caso aveva fatto somigliare a Carrie.

Leila ha accompagnato Carrie fino alla sua morte: nel 2016 l’attrice ha girato quello che sarebbe stato il suo ultimo film, Star Wars: Gli ultimi Jedi (ottavo e finora ultimo film del ciclo) come Leila non più solo principessa ma Generale della Resistenza. Un gran salto se pensiamo che nel film del ’77 gli unici due personaggi femminili “parlanti” sono proprio la Principessa Leila e Beru, la zia del giovane Luke Skywalker: «è un mondo per maschi, e lo showbusiness è un pasto da maschi», scrisse una volta Carrie, «con una generosa spruzzata sopra di donne fin troppo qualificate».

Ricorda Gloria Katz, sceneggiatrice, come convinse George Lucas a scritturare l’attrice per la parte di Leila: «Qualcuna che potrebbe prendere il comando, che non si fa fregare, ma allo stesso tempo è vulnerabile; che sia veramente concentrata sull’obiettivo invece che solo una bella donna che debba essere salvata. E poiché Carrie Fisher era così giovane, il contrasto tra la ragazza e i suoi obiettivi è diventato più commovente.»

Fisher attraversa decenni di showbusiness pressante e maschilista molto più simile alla Leila generale che non principessa; nel 2000, quando la sceneggiatrice e sua amica Heather Robinson confessò di essere stata molestata da un executive producer di Hollywood, Carrie spedì una scatola Tiffany al produttore, contenente una lingua di mucca e il seguente messaggio: se tocchi la mia cara Heather o qualunque altra donna un’altra volta, la prossima consegna sarà qualcosa di tuo in una scatola ancora più piccola.


Carrie Fisher muore il 27 dicembre 2016 dopo un infarto che la colpì su un volo transoceanico da Londra a Los Angeles, indimenticata e indimenticabile attrice, e principessa e generale dell’Alleanza Ribelle.

A volte puoi trovare il paradiso solo arrancando faticosamente dall’inferno.

Carrie Fisher, Wishful Drinking

 

Giorgia Sallusti

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