ecuador-proteste-appelli-testimonianze

“Ciò di cui abbiamo bisogno è questo, no? Che si diffondano le informazioni, che si sappia ciò che sta succedendo [in Ecuador], perché i mezzi di informazione stanno dicendo qualsiasi cosa, come sempre, no? Soprattutto non stanno lasciando lavorare la stampa indipendente perché avendo imposto lo “stato d’eccezione”, solo i media ufficiali possono dare le informazioni… e danno le informazioni che vogliono loro.”

“Ciao, noi siamo appena tornati a casa, giusto in tempo prima che inizi il toque de queda (coprifuoco). Il coprifuoco è iniziato alle 8 di sera ora dell’Ecuador, ehm… oggi è stata una giornata durissima, gli indigeni e parte della società ecuadoriana hanno resistito 6 ore alla repressione. È stato impressionante… impressionante… molto gas [lacrimogeno], molte bombe, molte pallottole, non si poteva respirare, non rispettavano i bambini, non rispettavano gli anziani… 7 minuti prima che iniziasse il coprifuoco hanno sgomberato la Casa della cultura, che è dove si erano rifugiati… ehm… è molto complicato in Ecuador, domani alle 6 del mattino saremo di nuovo tutti per strada, accompagnandoci, proteggendoci per quanto possiamo, perché la verità è che è abbastanza difficile… oggi ci hanno tirato delle bombe, perfino quando eravamo con la Croce Rossa, visto che eravano lì per assistere i feriti… c’è gente chi ha perso un occhio, chi ha perso una mano, chi è morto… e ciò che realmente non sappiamo è quanti sono i feriti e i morti, perché è molto difficile potersi organizzare, anche perché è tantissima la gente in strada, tantissima tantissima tantissima, ma anche loro [i poliziotti e i militari] sono molti e sono armati. Infatti adesso, in questo momento, stanno reprimendo e noi per fortuna siamo già a casa, però da molta tristezza e senso di impotenza sapere che loro sono lì fuori e noi non usciamo.”

Abbiamo raccolto la testimonianza di un italiano che vive da 12 anni in Ecuador.

Coordinadora Ecuatoriana de Contrainformación
Lo que los medios callan las redes hablan

Oggi, Giovedì 10 ottobre, l’Ecuador si sveglia così:
• 7 morti, tra cui un neonato
• 95 feriti gravi
• oltre 500 feriti lievi
• 83 dispersi, tra cui 47 minorenni
• oltre 800 arresti, di cui la maggioranza in caserme della polizia o militari
• 57 giornalisti aggrediti dalla polizia
• 13 giornalisti incarcerati
• 9 mezzi di comunicazione sequestrati
• 26 politici incarcerati
• inoltre si registra la detenzione arbitraria di 14 cittadini venezuelani che non stavano partecipando alle manifestazioni di piazza

*Coordinamento Ecuadoriano di Controinformazione
ciò che i media zittiscono, le reti lo dicono*
[ *Coordinadora Ecuatoriana de Contrainformación
Lo que los medios callan las redes hablan*]

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