Un mixtape suonato con vinili dedicato alla musica afrocolombiana, la storia, la cultura e la geografia di un paese stratificato, misterioso, delicato e troppo affascinante per essere perfetto.

La selezione musicale di oggi ha un denominatore univoco: la cumbia colombiana “classica“, musica tradizionale incisa tra gli anni ’60 e ’70 e stampata su vinile, particolarmente carica di sensualità, irriverenza, sarcasmo e un po’ di psichedelia. Eppure, a dispetto del facile inquadramento sonoro, sono molteplici le sfumature che si possono leggere dietro le quinte di fiati, cori, fisarmoniche e gaitas e tra i pattern ipnotici delle caratteristiche percussioni, come l’alegre, il llamador, il tambor e la guacharaca. Lo stesso genere che si raccoglie sotto l’appellativo – comodo e unificante – di cumbia, è in realtà la sintesi di diversi portati tradizionali: bambuco, mapalè, porro, garabato, paseo, fandango, bullerengue, ciascuno espressione di una diversa storia e areale geografico e che concorrono, definitivamente, a fare di questo supergenere un prezioso esempio di contaminazione interculturale e meticcia, sorgendo dalla mescolanza di influenze e sovrapposizioni della cultura negra, mestiza, indìgena, blanca e criolla per diventare patrimonio identitario nazionale e, successivamente, panamericano.

Guest Mixtape di Danny Kingston* (Pu.Ba.La. Selectors/Metis sound system)

Va detto che la Colombia abbraccia al suo interno una enorme varietà di ambienti, climi e paesaggi ed esprime, in conseguenza di ciò, una composizione etnica, linguistica e una biodiversità tra le più importanti del pianeta. Tuttavia, porta con se’ anche le tracce di una storia sanguinosa e complessa, segnata dal genocidio coloniale ieri e da un conflitto armato durato oltre 60 anni – e faticosamente rimarginato – oggi, che fanno da radice alla polarizzazione sociale, alle disuguaglianze estreme, al grido di riscatto delle minoranze dalla subalternità agli interessi del capitalismo statunitense e locale e dallo sfruttamento minerario e idrico delle riserve e dei territori. I suoi 32 dipartimenti, affacciati con un fianco sul Pacifico, con l’altro sull’Atlantico, raccordano il Caribe a nord con la selva
amazzonica a sud, una tavolozza nel cui mezzo giocano a mischiarsi la regione andina, la sàbana, il pàramo, ambienti umidi e secchi solcati dai bacini di fiumi colossali: Orinoco, Magdalena, Meta, Guaviare, Cauca, Putumayo. Le sue aree costiere, montane e rurali, che accolgono metropoli strabordanti di vita, umanità, arte, design e suoni come Medellín, Bogotá, Cartagena, Cali, Barranquilla compongono un mosaico culturale di una originalità disarmante, in quanto scenario – tra il 1500 e il 1800 – della tratta di milioni di donne e uomini provenienti dalle coste dell’Africa occidentale e impiegati come schiavi, un crimine capace di disseminare nel continente americano, oltre ai fiumi di sangue e dolore, anche le basi di una cultura e una società parallela, quella afrodiscendente, su cui si innesta proprio la cumbia, che riprende ritmi, danze e rituali propri dell’Africa subshariana e atlantica, emblema di un vincolo trascinato via con se’ e mai più abbandonato, nemmeno nel nuovo mondo e in condizioni di schiavitù.

La Colombia di oggi è un paese fiero e attrattivo, dove colpiscono l’accoglienza e la gentilezza spontanee della sua popolazione, la buona educazione, la cultura del rispetto, l’importanza del valore aggregativo della musica, una diffusa consapevolezza sociale sul proprio passato e presente. La storia del recente conflitto armato è estremamente complessa da sintetizzare (per documentarsi, si può fare riferimento al rapporto “¡Basta Ya!” a cura del Centro Nacional de Memoria Histórica) ma è in larga parte legata al connubio tra uno Stato liberale corrotto e la presenza, in suo appoggio, di un sistema di gruppi paramilitari addestrati ad uccidere, minacciare, sequestrare ma anche a occupare capillarmente posti chiavi nei principali ranghi amministrativi ed economici. La contrapposizione tra queste forze e gruppi di resistenza – non sempre armata – di ispirazione marxista, come le FARC, ELN, M-16 e U.P., ha tinto di rosso, con alterne vicende, oscuramenti e strumentalizzazioni, le speranze di cambiamento e le pagine delle cronache per lunghi e interminabili periodi, dal 1964 a oggi, con eventi scolpiti nella mente di ogni colombiano, ma soprattutto con ondate di violenza e conseguente desplazamiento (esodo forzato) di contadini e civili dalle aree rurali alle principali città.
Gli effetti di questo disastro sono alla base dei perduranti squilibri che attraversano il paese, tuttavia stabile e in forte crescita economica e perciò continuamente sospeso tra le false illusioni di chi, responsabile del conflitto ma attualmente al governo, continua ad afficancare all’odio una retorica capitalista, machista e securitaria e la lotta di chi, specialmente nelle aree più remote del paese, fa i conti con la mattanza di leaders sociali quotidianamente perpetrata. Unico stato sudamericano a non aver mai conosciuto una rivoluzione socialista, e per questo legato a doppio filo con l’ingerenza degli U.S.A. e delle multinazioni, la Colombia mostra le sue debolezze in una comunicazione fortemente orientata alla stigmatizzazione delle lotte sociali, dipinte come sanguinarie e comuniste, capace di rendere minoritaria la narrazione libertaria, che pure risulta radicata e matura.
La convergenza delle istanze studentesche, indigene, afrodiscendenti, ambientaliste, e di una nutrita borghesia accademica illuminata, seppure trainanti all’interno dei movimenti di rivendicazione, non è riuscita a scalfire il consolidato sistema di potere del governo di Álvaro Uribe e Ivan Duque, che fonda nelle paure mediatiche, lo sviluppo e il benessere diffuso i capisaldi della propria egemonia.

Dal 21 novembre una impressionante moltitudine di colombiani ha dichiarato lo stato di paro nacional (sciopero nazionale) invadendo le strade delle principali città per esigere nient’altro che diverse condizioni di giustizia sociale e tutela ambientale e dei diritti civili in ogni parte del paese. La strategia del governo, con il sostegno di esercito e polizia, è stata quella di infiltrare nei quartieri residenziali persone assoldate per inscenare tentativi di furto, e generare così insicurezza, panico e sensazione di instabilità. La Colombia e le sue componenti sane restano in sciopero: una mobilitazione che non può fare a meno della musica per esprimere il dissenso e il desiderio di trasformazione sociale, così come la riscoperta delle sonorità ancestrali accompagna da tempo i processi di insorgenza creativa delle classi più colte. Per le strade di Bogotá la cumbia e il suo messaggio di unità interetnica e varietà culturale e genetica accompagnano ancora una volta la resistencia de los pueblos.

*Daniele Bagnoli, geografo e attivista, ha trascorso tra Bogotá, Medellín, Barranquilla e la selva amazzonica i primi sei mesi del 2018, lavorando come disc jockey, speaker radiofonico e guida escursionistica e partecipando a un programma di turismo didattico promosso da excombattenti del gruppo FARC nei territori della guerriglia. Nella sua città di origine, Salerno, si dedica alla realizzazione di carte sentieristiche e al coordinamento di resistenze territoriali, alla costruzione di un sound system per eventi di musica del mondo, all’organizzazione del Metis Fest (Festival delle Intersezioni tra Popoli e Culture) e a collaborare con collettivi, radio e riviste indipendenti, tra cui Napoli Monitor e Frontiera Sud.

Tracklist
1 – La Cinta Verde (Gustavo Quintero con Los Teen Agers)
2 – Ojos Chinos (La Sonora Marinera)
3 – Palomitas de Maiz (Anan)
4 – La Negra Celina (Los Golden Boys)
5 – Mar Adentro (Conjunto Miramar)
6 – La Celosa (Tulio Enrique Leon)
7 – Cumbia en Cartagena (Los Wawanco)
8 – Cumbia Costeña (Alejandro Durán)
9 – Cumbia Saramuya (Los Corraleros de Majagual)
10 – Cumbia Picotera (Unknown Artist)
11 – Soledad (Orquesta Monteria Swing)
12 – La Boquillera (Pedro Laza y Sus Pelayeros)
13 – La Piojosa (Eliseo Herrera con Los Pelayeros)
14 – Ritmo de Colombia (Los Corraleros de Majagual)
15 – Ansias Locas (Los Corraleros de Majagual)
16 – La Morena Encarnación (Los Corraleros de Majagual)

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