Un percorso attraverso le maggiori espressioni pittoriche e grafiche eseguite sui muri delle strade italiane.Questo lavoro è stato realizzato dopo un viaggio di due anni, da Antonio Libutti regista e produttore, che ha attraversato in lungo e in largo il nostro paese, per incontrare artisti, curatori, direttori artistici di spazi museali e cittadini, soffermandosi sulle esperienze più importanti del biennio 2014-2015, anni in cui la stessa definizione di street art è mutata espandendo i suoi significati e la propria rete di implicazioni.
L’indagine esamina le forme del writing, del muralismo, della poster art concentrandosi sui luoghi in cui vengono accolte queste espressioni artistiche.
La street art è tutt’oggi ancorata ad un immaginario generalmente negativo, che si dibatte tra imbrattamento e vandalismo, un mondo fatto di spray, di volti coperti e incursioni notturne che, nel comune sentire, di artistico hanno ben poco. Questa tuttavia è una visione stereotipata se non fuorviante, superficiale e in qualche modo superata; tale fenomeno è complesso e meriterebbe un esame maggiormente approfondito non fosse altro perché oggi molta ”arte di strada” (o arte “in” e “per” la strada? ossia in e per quello spazio in cui convivono, si raffrontano e si relazionano tante storie e identità diverse?) è concepita e finanziata dalle amministrazioni come parte di un processo di rigenerazione degli spazi critici urbani (e basti pensare all’esperienza “SanBa” nel quartiere romano di San Basilio ma anche ai casi di Bari, Pisa, Torino e Rimini). Non a caso oggi si parla di urban art o di arte pubblica urbana per definire certi processi e progetti artistico-culturali che mirano alla riqualificazione delle aree cittadine (non solamente quelle più degradate) attraverso i linguaggi tipici della street art.
Il film, presentandosi nelle forme del reportage, indaga i luoghi della street art a partire da un approfondimento sugli esiti durante il 2014, ossia relativamente ai risultati e alle prove di writers e artisti non solo nel corso di festival, rassegne e meetings ma anche sulle strade e nei quartieri di varie città italiane, luoghi di nascita del fenomeno.
(tratto da http://www.congliocchialmur
Di seguito alcune parole che spiegano le motivazioni sul cambio di sede per la proiezione di questo documentario. Qual’è il percorso di solidarietà che ha portato la richiesta di spostare un evento, a causa di ingiuste censure, in uno spazio occupato vicino al quartiere del Pigneto e soprattuto solidale con le lotte territoriali.
La scorsa settimana la programmazione del Cinema Aquila ha subito un vero e proprio atto di censura dal Comune e dal Municipio V, che ha imposto il blocco delle proiezioni: sotto accusa tre pellicole sulla Palestina, su pressioni del PD, e un film sugli ex lavoratori del canile della Muratella considerato scomodo dalla Sindaca Raggi.
Il Cinema Aquila, nel quartiere Pigneto, è un bene sottratto alla mafia, e per questo vincolato ad un uso sociale, come previsto dalla legge 140/96 sui beni confiscati. Dopo la revoca dell’assegnazione e la chiusura ingiustificabile da parte delle precedenti amministrazioni, durata oltre un anno, si è avviato un percorso partecipato tra cittadini e istituzioni, proposto dal territorio ed accolto dal Comune, per evitare che un bene pubblico rimanesse inutilizzato, in attesa della sua futura assegnazione. Si è quindi istituito un tavolo aperto tra cittadini (riuniti sotto la sigla di SCCA- Spazio Comune Cinema Aquila) ed il Municipio V, percorso che ha portato alla ricca programmazione del cinema che ha visto l’adesione di oltre 50 tra associazioni, collettivi, spazi sociali e comitati. Un tavolo mai pienamente riconosciuto dal Municipio, che invece di valorizzarlo è arrivato al suo disconoscimento revocandone la programmazione, per non dover proiettare le pellicole considerate scomode. Il messaggio di SCCA, che ha trovato immediata solidarietà cittadina, è inequivocabile: la cultura non si censura, le pellicole non si cancellano, semmai si moltiplicano!



