7 June 2025  /  Porcah Ontas, Mari, Barbara

Ciao creature splendide, bentornate a C’è Porcah per te, lo spazio dove le lotte si intrecciano ai desideri, dove le parole fanno rumore e l’amore si trasforma in rabbia politica.

Oggi vi parlo con il cuore pesante ma anche con il fuoco dentro. Voglio raccontarvi cosa è successo il 2 giugno a Venezia, in occasione della Giornata Internazionale per i diritti delle persone che svolgono un lavoro sessuale.

Una giornata che affonda le sue radici nel 1975, quando un gruppo di lavoratrici del sesso occupò la chiesa di Sant-Nizier a Lione per denunciare la violenza della polizia e l’ipocrisia della società. Una rivolta femminista, potente, disobbediente. Una scintilla rossa, come il simbolo che portiamo ancora oggi.

Ho iniziato questa puntata pensando a Maria Denisa uccisa a Prato pochi giorni fa, uccisa da Vasile Frumuzache, reo confesso di un altro femmi/puttanocidio, quello di Ana Maria Andrei l’anno scorso. Non possiamo più restare in silenzio.

È per loro, e per tuttə quellə che ogni giorno vengono invisibilizzatə, sfruttatə, criminalizzatə, che dobbiamo continuare a lottare. Non c’è giustizia senza diritti. Non c’è amore senza autodeterminazione.

Siamo a giugno, il mese del Pride. Un mese che per noi non è arcobaleni da vetrina, ma è sangue, memoria, corpi vivi che resistono. È un mese in cui il Pride dev’essere dal basso, radicale, transfemminista, intersezionale. Un Pride che non dimentica, che non si vende, che non si piega.

Ed è proprio per questo che voglio dirlo forte e chiaro: No Pride in Genocide. Non c’è orgoglio possibile se è complice del genocidio in Palestina. Nessuna libertà è vera se non include la libertà del popolo palestinese, che da mesi resiste sotto le bombe, sotto l’occupazione, nella totale disumanizzazione. Il nostro orgoglio è con chi lotta per la vita, per la terra, per la libertà.

Perché la liberazione non è mai parziale. O siamo liberə tuttə o non lo è nessunə.

E mentre marciamo, dobbiamo anche votare. Sì, votare al referendum, perché anche quello è uno strumento di lotta. Non ci illudiamo, non è tutto, ma è un modo per far sentire la nostra voce anche nelle urne. Perché anche lì dobbiamo esserci, e prenderci spazio.

Questa puntata è fatta di rabbia, di amore, di memoria e di futuro. Perché il futuro lo costruiamo noi, ogni giorno, a partire da chi viene sistematicamente esclusə. Da chi, come le sex worker, porta avanti una battaglia scomoda ma necessaria. E allora ascoltatemi, parliamone, gridiamolo insieme.

Perché se non lo facciamo noi, chi lo farà per noi?

C’è Porcah per te 2.07  del 07/06/2025 – 2 giugno, Sex Work e Orgoglio dal basso

Brani musicali:

  • Fils de joie – Stromae
  • Figlie della tempesta – LA NINA
  • Edith Piaf – Non je ne regrette rien

Copertina e interno: foto di cortesia di Porcah Ontas