24 March 2019  /  Fabi

Una puntata dedicata a delle grandi donne!

Una nuova puntata per Guida alle Città Ribelli. Per questo viaggio ci addentreremo tra le vie, le calle e le strade che raccontano le storie di grandi donne che hanno lottato per i loro diritti lavorativi, per i loro ideali o solo per essere riconosciute come donne con la possibilità di mostrarsi in strada come tali.
Racconteremo la storia delle Impiraresse veneziane e dei loro scioperi, del coraggio di Giuditta Tavani Arquati e della battaglia di Romano Cecconi per essere riconosciuto come donna.

Le Impiraresse

Impirar perle è un mestiere antico veneziano documentato già alla fine del XV secolo, è un mestiere occupato principalmente dalle donne, si svolge a domicilio ed è pagato molto poco e a cottimo. Le donne sono una fondamentale forza lavoro, ma nonostante questo, sono l’ultimo anello di una catena lavorativa fino al momento in cui hanno deciso di unirsi per lottare insieme contro il sistema economico che determina il loro lavoro.

[…] Quasi invisibili, le impiraresse imparano a far sentire la loro voce per reclamare migliori condizioni di lavoro e retribuzioni: in tante si iscrivono ai sindacati, quelli socialisti, e maturano, a inizio ‘900, una solida coscienza di classe e forti legami di solidarietà femminile. […]

Giuditta Tavani Arquati

Giuditta Tavani Arquati è stata una donna coraggiosa che ha contribuito alla costruzione dell’unità d’Italia e che pagò la sua ribellione allo stato pontificio di Papa Pio IX con la fucilazione, sua e dei suoi due figli, di cui uno in grembo.

[…] I ribelli continuano ad arrivare da tutta Italia, e a Giuditta viene affidato il compito di organizzarli, accoglierli e sfamarli: sono volontari ed esuli politici espulsi o fuggiti dopo la sconfitta della Repubblica Romana, giunti in città per aspettare Garibaldi nella speranza di sferrare il colpo finale al papa re. […]

Nata due volte

Romano Cecconi ha da sempre cercato di seguire il suo istinto femminile perchè sin dalla sua prima infanzia ha cercato di uscire fuori dal suo corpo naturale e di costruire la sua immagine con tacchi e gonne inguinali, che lo portano all’esilio dalla sua città natale o a seguire coprifuochi notturni decisi da un giudice.

[…] Sono stata ricatta, offesa, processata. Tutto questo perchè ho sempre sostenuto con forza, con rabbia quando ce n’era bisogno, che non avrei smesso di vestirmi da donna, di sentirmi donna, di essere donna. […]

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