TRANSFEMMINONDA 7.14 – La verità vi prego sull’IRAN
La prima cosa che viene distrutta nelle situazioni complesse è proprio la verità che ogni parte coinvolta cerca di modulare, di interpretare e di leggere. Il sistema in cui viviamo ha il potere anche sulla manipolazione mediatica, su quello che possiamo o non dobbiamo vedere e su come leggere quello che vediamo. Trump è il principale protagonista delle danze inconsulte per evitare la morte annunciata del sistema e tra violenza interna ed esterna e le complicità del nostro governo cerca di normalizzare la violenza delle guerre, di renderla possibile in nome della “sicurezza” e della “democrazia” due parole che puzzano di petrolio, di genocidi, di potere, di colonialismo.
Ma Trump non è solo! Il governo argentino viene accusato dalle comunità che stanno affrontando il fuoco degli incendi in Chubut di non aver fatto nulla quando intere montagne andavano a fuoco colpevolizzando come spesso capita le comunità mapuche, che sì sono a difesa del territorio contro lo sfruttamento delle multinazionali occidentali e israeliane che vogliono mantenere anche lì, nel sud globale, il potere della gestione di quelle che loro chiamano risorse.
In questa puntata parliamo dell’inferno di Chubut, delle responsabilità, delle finalità e delle manipolazioni di quegli incendi.
Per chi voglia/possa aiutare con una donazione questa l’associazione ACERCAR con cui siamo in contatto nella Patagonia che brucia che sta aiutando con la cucina popolare e aiuti concreti chi viveva nei territori distrutti dal fuoco.
Parliamo anche del genocidio di Gaza che continua senza sosta come continua la colonizzazione, le morti per fame, per ipotermia, per i collassi degli edifici, per il blocco degli aiuti e dell’accesso al mare, per la presenza dell’esercito e per le incursioni violente dei coloni.
E parleremo soprattutto di Iran e lo faremo con Neguin, un’attivista della diaspora in Italia che fa parte del collettivo Donna, vita, libertà di Roma.
Speriamo di fare un po’ di chiarezza, facendo in modo che siano le voci di.. a leggere quello che sta succedendo e non le nostre a sostituirsi ai loro racconti
Da settimane infatti il collettivo DONNA VITA LIBERTÀ’ di ROMA sta seguendo la coraggiosa lotta del popolo iraniano che, in numerose città, si oppone con determinazione al regime della Repubblica Islamica.
La risposta del regime è stata, ancora una volta, di una violenza inaudita. Attraverso l’oscuramento della rete internet, le autorità tentano di isolare i manifestanti dal resto del mondo per reprimere nel sangue il dissenso, mettendo in atto un vero e proprio massacro di massa contro i manifestanti inermi.
Il collettivo ci chiama alla manifestazione qui a Roma in via S. Nicola de Cesarini alle 11 del 18 gennaio “È nostro dovere condannare con fermezza i crimini della Repubblica Islamica e schierarci al fianco delle nostre sorelle e dei nostri fratelli in Iran. Siamo testimoni di una fase cruciale, forse decisiva, di una battaglia storica contro l’oppressione” scrivono nel comunicato e “ribadiscono con forza il diritto del popolo iraniano all’autodeterminazione: il destino politico dell’Iran deve appartenere esclusivamente al popolo, libero da ogni ingerenza o manipolazione”. La manifestazione si svolgerà in assenza di simboli, slogan o immagini riconducibili a rappresentanze politiche.
La street artist Laika proprio in questi giorni ha completato un’opera di street art dal titolo “Rivoluzione”, dedicata alle proteste in Iran, nei pressi dell’ambasciata iraniana in via Nomentana. Raffigura una ragazza iraniana con l’immagine dell’ayatollah Ali Khamenei in fiamme. Questo è un gesto che stiamo vedendo insieme al lancio delle hijab, ragazze che si accendono le sigarette (un a pratica quella del fumo vietata alle donne in Iran) con il fuoco delle immagini dell’ayatollah. Alle sue spalle, una sciarpa intorno al collo e non in testa si trasforma nella bandiera iraniana, con al centro la scritta “Enghelab” (“Rivoluzione”, in lingua farsi). #IranRevolution

TRANSfemmINonda 7.14 del 17/01/2026 – La verità vi prego sull’IRAN
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