The Dirt è il chiacchieratissimo bio-pic sulla storia di una delle band più sguaiate e volgari che abbiano mai calcato un palcoscenico: i Motley Crue.

Il film, diciamolo subito, non farà la storia della settima arte, non va nemmeno vicino a poter entrare in un ristretto circolo di memorabilia e capolavori. Allo stesso tempo, però, è esattamente  quello che vi aspettereste: un tripudio di rockerrolle, sesso occasionale non protetto, tragedie e miserie umane ed abuso di sostanze più o meno lecite.

Ed a chi affidare la rappresentazione di un simile coacerbo di stupidità e grottesca, involontaria, comicità se non all’uomo che fece le fortune di quei cazzoni chiamati Jackass, ovvero Jeff Tremaine?

Nel cast non abbiamo riscontrato particolare talento recitativo, ma abbiamo reincontrato con piacere un vecchio amico di chi, come vi scrive, è rimasto sotto di brutto col Trono di Spade, ovvero Iwan Rehon/Ramsey Bolton nel ruolo del buon Mick Mars.

Per il resto, tra modelli prestati al cinema e rappers dai nomi altisonanti, il cast è del tutto accessorio alla narrazione ed alla rappresentazione fisica dei protagonisti.

Si inizia con una bella festa vecchie maniere, condita di promiscuità e comportamenti poco decorosi, ma subito dopo parte una sorta di flashback ad episodi che ci introduce i 4 Crue, partendo, per ovvie ragioni, da Nikki Sixx, per poi proseguire con Tommy Lee, Mick Mars ed, infine, Vince Neil. Il leitmotiv della pellicola è grosso modo quello di alternare narrazioni in prima persona dei vari protagonisti ad una visione esterna, per lo più videoclippistica, delle malefatte dei nostri, della loro scalata al successo e delle successive, personali, discese agli inferi. Ma saranno poi, realmente, inferi? O si tratta di quello che i protagonisti hanno sempre inseguito, nel formare una band?

Il dubbio rimane, ma il film gioca per lo più, riuscendoci, su un bel bagno di nostalgia per quella reaganiana, edonistica, eccessiva epoca che furono gli 80s made in Usa, di cui i Motley Crue sono stati degnissimi esponenti, se non nell’ideologia, almeno nei comportamenti.

Molto ben ricostruite le scenografie dei live e dei tour mondiali, in un crescendo di popolarità che, dal pub sotto casa con tanto di rissa col pubblico annessa, porterà la band a due anni consecutivi di concerti attorno al globo.

Lasciate stare i vecchi soloni che vi parleranno di filologia, di arte filmica, di dialoghi, perché sarà sufficiente la colonna sonora per scoperchiare quel vaso di pandora fatto di nostalgia e vecchi merletti, generando un prodotto più che godibile per chi vorrà passare un paio d’ore spensierate e poco impegnate, proprio come da filosofia Crue. E sticazzi dell’abuso di banalità e luoghi comuni, per me assolutamente promosso.

 

articolo di Davide Villa

 

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