12 dicembre: lo sciopero non finisce in piazza
USB, studenti, portuali e movimenti sociali: dopo lo sciopero generale, dall’accampata dei Fori Imperiali nasce un nuovo appuntamento nazionale contro il carovita, il riarmo e il governo Meloni.
Il 30 ottobre l’Italia è stata attraversata da una nuova giornata di sciopero generale e mobilitazione sociale. Decine di città, cortei, presidi davanti ai porti, studenti e lavoratori hanno dato vita a una protesta che ha collegato rivendicazioni salariali, diritto all’abitare, istruzione pubblica e opposizione all’economia di guerra.
Secondo le stime diffuse dagli organizzatori, un milione di persone ha partecipato alle manifestazioni in circa settanta città. A Roma, grazie ad una forte presenza e capacità organizzativa di USB, migliaia di persone, oltre centomila persone, con la testa del corteo in movimento e la coda ancora ferma a piazza dei 500 a Termini: numeri importanti che segnano una giornata storica per il sindacalismo di base.
Al centro dell’organizzazione, l’Unione Sindacale di Base, promotrice dello sciopero generale e protagonista del collegamento con la mobilitazione internazionale dei lavoratori portuali contro il traffico di armamenti, in 113 porti di tutto il mondo.
La protesta ha attraversato porti, fabbriche, servizi, scuole, università e infrastrutture logistiche, oltre che negozi e GDO, coinvolgendo anche altre organizzazioni sindacali e realtà sociali.
Ma il 30 ottobre non si è concluso con lo scioglimento dei cortei.
A Roma, davanti al Colosseo, studenti, lavoratori e attivisti hanno montato le tende ai Fori Imperiali. Un’accampata che ha rappresentato la volontà di proseguire la mobilitazione oltre la singola giornata di sciopero.
Tra i protagonisti anche gli studenti di OSA e Cambiare Rotta, che hanno contribuito a mantenere aperto lo spazio di confronto e organizzazione.
È da quell’accampata che, domenica 1° novembre, l’assemblea nazionale promossa da USB e partecipata da diverse realtà sociali ha annunciato il prossimo appuntamento: 12 dicembre, manifestazione nazionale a Roma, con la parola d’ordine «Governo Meloni dimissioni».
Non soltanto una nuova data sul calendario, ma la proposta di un percorso che attraversi il Paese, con una caravona, intrecciando le vertenze sul lavoro con quelle per la casa, per il diritto allo studio e contro il riarmo. La questione posta dai promotori è profondamente politica: quale modello economico e sociale può rispondere alla perdita di potere d’acquisto, alla precarietà, alla crisi abitativa e al progressivo impoverimento dei servizi pubblici? E quale rapporto esiste tra l’aumento della spesa militare e la richiesta di maggiori investimenti in salari, pensioni, sanità, scuola e welfare?
Le mobilitazioni degli ultimi mesi, in Italia e nel resto d’Europa, hanno riportato queste domande al centro del conflitto sociale.
La partecipazione studentesca, la mobilitazione dei portuali e le iniziative dei sindacati di base mostrano la presenza di reti di protesta capaci di agire anche oltre i confini nazionali.
Il percorso annunciato dall’assemblea attraverserà le mobilitazioni per il diritto all’abitare del 9 novembre, lo sciopero internazionale degli studenti del 20 novembre e la giornata del 25 novembre contro la violenza sulle donne e di genere.
Il 12 dicembre sarà il prossimo banco di prova della capacità di tenere insieme queste diverse vertenze.
Dal 30 ottobre ai Fori Imperiali, dalle piazze italiane alla mobilitazione internazionale dei portuali, il dato che emerge è la ricerca di un collegamento stabile tra organizzazione sindacale, protagonismo studentesco e movimenti sociali. Una questione che va oltre una singola giornata di protesta e investe il rapporto tra rappresentanza politica, conflitto sociale e futuro del lavoro.
Il prossimo appuntamento è a Roma, il 12 dicembre.









