NO TAP: Resoconti e aggiornamenti dal processo agli oppositori della grande opera inutile Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto che striscia nella pancia del Salento.

«Cercavi giustizia ma trovasti la legge!», così chiosa la bella ballata “Il bandito e il campione” di Luigi Grechi
portata al successo dal fratello Francesco De Gregori.

E così ci sentiamo di commentare questi anni di strenua opposizione del territorio salentino al progetto TAP alla luce delle sentenze del Tribunale di Lecce dello scorso 19 marzo.
Una opposizione che nasce soprattutto come controinformazione di un progetto fantasma di cui pochi conoscono i dettagli all’inizio, implementato da una multinazionale con sede in Svizzera nata appositamente per realizzare un lungo gasdotto dall’Azerbaigian fino alla costa di Melendugno, dopo aver attraversato l’Adriatico, e che prevede in questo Comune la costruzione della centrale di depressurizzazione del gas.
Non certamente la ciliegina sulla torta dei progetti di sviluppo locale che hanno visto il Salento rilanciarsi come distretto a vocazione turistica, rurale, agroalimentare e culturale.
Ma TAP e i suoi fiancheggiatori istituzionali, piuttosto che co-progettare il futuro del Salento con i suoi cittadini, quando hanno visto che i Comuni rifiutavano la politica elemosiniera delle royalties, hanno deciso di imporre sull’intervento il crisma della strategicità e dell’interesse nazionale che con una semplice firma ha trasformato Melendugno in una piccola Striscia di Gaza e i salentini contrari all’opera in terroristi.

Un intero movimento di opinione ed opposizione non-violenta è stato demonizzato e stigmatizzato; un intero territorio con i suoi sindaci caricato dalla polizia, sorvegliato dagli elicotteri, controllato per strada, perseguitato e umiliato.

Ed in rappresentanza di questo territorio sono stati portati alla sbarra come i peggiori mafiosi centinaia di studenti, operai, insegnanti, casalinghe e nonne salentine sottratte alla spianata per le orecchiette e trascinate in quell’aula bunker che ha ospitato i maxiprocessi alla Sacra Corona Unita.
Come scrisse Vittorio Bodini con riferimento alle occupazioni delle terre incolte, ancora una volta «lo Stato fa la guerra ai contadini», indossa i panni della guardia del corpo di TAP e si accanisce sui suoi cittadini che hanno avuto la sola colpa di gridare la propria rabbia contro un ecomostro che sfregia un territorio, il suo ambiente, le prospettive di sviluppo endogeno faticosamente perseguite, la sua dignità.

Anni di carcere e migliaia di euro di danni affibbiati senza battere ciglio (anzi, inasprendo le richieste del PM) non a criminali incalliti ma a comuni cittadini al solo scopo di TAPpare loro la bocca, impedire ogni dissenso, colpire in maniera esemplare per chiarire ai “risparmiati” che non conviene protestare.

Sabato 27 marzo a R&D Vibes daremo voce, come sempre, al Movimento NO TAP ed entreremo nei dettagli tecnici della sentenza anche per capire come organizzare adesso una forte risposta sia giudiziale sia di piazza.

Leggi qui il comunicato stampa del Movimento No Tap

A cura di  R&D Vibes

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