Il ritorno di un glorioso passato!

Articolo a cura di Mario “Dread” Conte

Debbo farvi una confessione. Adoro da sempre il sound di Prince Fatty.
Ho iniziato ad ascoltarlo più di dieci anni fa con l’album 
“Survival of the fattest”, lavoro in cui rimasi impressionato dalla sua capacità di rielaborare le sonorità del reggae più classico.
Catchy & groovy. Da un lato innovativo e dall’altro fedele alla linea.
Di pari passo ancora attendo di assistere ad un suo dj set.
E’ sì, perchè Mike Pelantoni 
non è solamente un producer. Di tanto in tanto si concede delle session dove è accompagnato dal mitico Horseman (outta Jammy’s stable) al microfono.
Il suo studio di registrazione, sito a Brighton, ricalca gli storici Channel One e Treasure Isle, grazie anche ad una serie di macchinari vintage di cui si è dotato: da riverberi a molla al miticoSpace Echo a nastro della Roland.
Che sia un mashup, un remix o un lavoro più canonicamente Reggae, ogni volta che metto la puntina su un suo disco mi trovo trascinato in una dimensione parallela dove il passato incontra il presente senza stridere.

Non è d’altronde un mistero il suo amore per le sonorità della golden age; il suo nome d’arte è un tributo a King Tubby.

Nel corso degli anni ha collaborato con un ventaglio di artisti di fama mondiale, anche al di fuori della musica in levare. Da Mad Professor alla talentuosa Hollie Cook, fino a giungere a Lilly Allen ed al James Taylor Quartet, passando per Gregory Isaacs, Michael Rose ed i Dub Syndicate, per citarne alcuni.
“In the viper’s shadow”, sua ultima fatica, è uscito ad inizio Ottobre per la Evergreen Recordings.
Prodotto nel suo studio e mixato in Thailandia presso il Jah Dub Studio a fianco di musicisti di grande spessore come Mafia e Dub Judah, lo vede alle prese della 
rielaborazione di alcuni anthem del Roots e del RubADub style al fianco di leggende quali Big Youth (al top della forma), Marcia Griffiths, Winston Francis e Cornell Campbell, ma non solo.
Nelle dieci tracce che lo compongono si respira aria diMotown e di Soul (oltre che di Studio One), grazie ad incursioni di sax e clarinetto ed alla voce di Shniece McMenamin.
Istanze a sfondo politico e sociale non si fanno attendere, ad esempio nella traccia “Everything Crash”, in cui vengono affrontati i temi della guerra, del malgoverno, del riscaldamento globale e del pericolo nucleare.
Ma è la traccia di apertura, 
“Two Timer”, con l’incontro del falsetto di Cornell Campbell e del toasting style di Tippa Irie, a far capire da subito la caratura della questione (di questa traccia non voglio però anticiparvi nulla, vi rimando direttamente al suo ascolto).
Insomma. Ci troviamo di fronte ad 
un lavoro di ottima fattura destinato a fare la gioia degli amanti del genere e che riprova ancora una volta la fedeltà di Prince Fatty al suo modo di declinare quegli ingredienti da cui trae ispirazione; cosa che si riscontra in ogni brano ed anche nelle grafiche del lavoro…
Uno 
stile cartoonesco di grande impatto che caratterizza da sempre ogni sua produzione e che invoglia ancor di più all’acquisto di questo bel disco!

Nah miss it!

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