Fuori l’Italia dalla Nato, contro la guerra!

In migliaia a Roma per dire basta a tutte le guerre, stop al conflitto in Ucraina e per l’Italia fuori dalla Nato.

Contributi audio di Guido Lutrario Unione Sindacale di Base  e Fabio Sciatore – Potere al Popolo

Contributi audio di Loretta della rete romana per la Palestina

Commento di Gabriella Marando – Radiosonar.net

5 marzo a Roma: Fermiamo la guerra e la propaganda bellica!

Ascoltiamo le voci che si oppongono alla narrazione guerrafondaia del bene contro il male, la democrazia contro la dittatura, degli schieramenti che vogliono imporci.

Per fermare la guerra occorre intervenire sulle cause che hanno portato all’ escalation di violenza per contrastare questa e tutte le sporche guerre imperialiste. Le responsabilità di questa invasione sono da imputare anche alle politiche della Nato di questi anni che hanno dato facile gioco alle strumentalizzazioni di Putin per giustificare l’invasione.

Di fatto a livello globale le relazioni tra i paesi continuano a fondarsi sulle spese militari, sugli eserciti, sulle guerre. Lo sciopero dell’8 marzo lancia un grido globale e chiama allo sciopero contro la Nato e gli interessi del nazionalismo russo. Un grido contro le guerre, la violenza degli stati e dei confini, gli imperialismi, le colonizzazioni, le occupazioni, contro quella violenza patriarcale e machista che si impone sui nostri corpi e sui nostri territori.

Le spese militari nel mondo sono raddoppiata dal 2000 ad oggi, arrivando a sfiorare i duemila miliardi di dollari all’anno.

Le grandi multinazionali delle armi aumentano i loro guadagni e in Italia il bilancio del ministero della difesa per il 2022 sfiora i 26 miliardi di euro con un aumento di 1,35 miliardi. Giorgio Beretta, analista della Rete Italiana Pace e Disarmo ha dichiarato che il nostro ministro della guerra «ha sottoposto all’approvazione del Parlamento un numero senza precedenti di programmi di riarmo: diciotto, di cui ben tredici di nuovo avvio. Negli ultimi quattro anni abbiamo speso 2,4 miliardi di euro nelle missioni militari collegate a piattaforme estrattive, oleodotti e gasdotti che riguardano l’ENI. Mario Draghi ha detto «Ci dobbiamo dotare di una difesa molto più significativa e bisognerà spendere molto di più di quanto fatto finora»

Non possiamo stare a guardare mentre politici usa e europei, legittimati dalla propaganda della stampa mainstream, continuano a soffiare sul fuoco e votano per inviare armi per la “pace”.

Pace e disarmo chiamava alla piazza di oggi, ma diverse reti, associazioni, organizzazioni politiche, collettivi e realtà di movimento, oltre a singole persone, hanno reagito esprimendo l’impossibilità di tacere sulle responsabilità che i governi occidentali hanno nell’averci fatto sprofondare in questo conflitto. Alcune di queste realtà riunite in un ‘assemblea cittadina si sono date appuntamento oggi in piazza dell’Esquilino, lungo il percorso del corteo, dietro uno striscione dalle parole inequivocabili : “Fuori l’Italia dalla guerra, No all’invio di armi, via dalla Nato”.

Stare dalla parte delle vittime civili significa non solo condannare e chiedere che cessino subito i bombardamenti russi, ma rompere il velo sulle responsabilità della Nato e dell’UE. Significa pretendere che il nostro Governo smetta di inviare materiale militare e di schierare militari ad est e che l’Europa smetta di armarsi (negli ultimi vent’anni le spese militari sono quasi raddoppiate), chiedere che la Nato rinunci all’espansione a est e chiedere di uscire da questa alleanza militare che ha portato guerra, morte e distruzione in tante parti del mondo oltre che impoverire le nostre economie e disseminare di armi attraverso le sue basi i nostri territori.

Significa smetterla di alimentare i nazionalismi e di foraggiare formazioni naziste che fin dal 2014 si sono macchiate di crimini orribili contro le popolazioni del Donbass e contro chi si opponeva al governo Ucraino, in quella guerra a “bassa intensità” che dal 2014 ha portato a circa 14000 morti.

Bisogna che i governi facciano parlare la diplomazia in nome degli accordi internazionali come quello di Minsk ad avere la meglio e non le reazioni di forza muscolare che non fanno che alimentare violenza, morti e distruzione.

In un momento così drammatico abbiamo bisogno che si levi alta la voce della pace sgretolando la retorica, le ipocrisie,  per cui chi viene chiamato resistente in un territorio è chiamato terrorista in un altro, e le cause della guerra che hanno le loro radici nei sistemi delle relazioni internazionali!

 

A cura di  Sara Puglia e Mari

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