A prescindere dai gusti musicali, non si può non stimare Raoul Casadei

Il grandissimo musicista, produttore e vera e propria ”memoria storica musicale” Antonio Bacciocchi (anche noto come Tony Face), in un articolo pubblicato a Novembre 2020 sul quotidiano ”Libertà”, descriveva il liscio come ”cultura popolare che per chi è nato in Emilia e dintorni è imprescindibile, è sangue nelle vene, piaccia o meno, si sia scelta una strada artistica o l’altra.’

Molto probabilmente, oltre a essere il ”country” del Nord Italia, è l’unica vera musica da ballo autoctona italiana, fortemente radicata nella tradizione popolare.

Riuscire ad associare il proprio nome a un genere musicale è un onore (e un onere) che nella storia della musica è spettato a pochissimi: uno di essi è Casadei, o meglio, la famiglia Casadei, sinonimo di ballo liscio ormai da decenni. E il 13 marzo 2021 il maledetto Covid che continua senza pietà a trascinare via con sé, oltre alla musica, tantissimi musicisti si è portato via anche il Raoul che aveva riportato il liscio al successo nel corso degli anni ’70 e negli anni a seguire: un genere musicale codificato dallo zio, Secondo Casadei, autore di un brano che non è solo inno della terra di Romagna, ma è anche il ”blueprint” della canzone di liscio: Romagna Mia.

 

Anche grazie ai media, la figura di Raoul ha parzialmente oscurato quella dello zio Secondo, portando molte generazioni più giovani a identificare il liscio con la simpatia e la professionalità del bravo Raoul, dimenticando però ingiustamente Secondo Casadei.

 

Raoul Casadei deve essere ricordato e celebrato (tra i tanti aspetti) per il merito di aver continuato a far imporre la ”sua” musica contro le musiche da ballo importate dall’estero.

Negli anni ’70 fronteggiò con enorme successo l’avanzata della disco music così come lo zio riuscì a vincere contro il boogie woogie negli anni del Dopoguerra, come testimonia un bel documentario intitolato ”L’uomo che sconfisse il boogie” del 2006, e dedicato al piccolo Davide del liscio contro il Golia della musica americana.
A prescindere dai gusti musicali, non si può non stimare Raoul Casadei per il suo enorme amore nei confronti della musica, iniziato all’età di sedici anni grazie a un importante regalo da parte dello zio Secondo: una chitarra, fonte di espressione artistica ma anche strumento essenziale per il durissimo lavoro delle orchestre di liscio, attive tutto l’anno e spesso in tutta Italia, capaci anche di suonare più volte al giorno per un pubblico (per continuare a citare Bacciocchi) che è selettivo, esigente, spietato’, a in grado di amare incondizionatamente chi li ha tanto amati e li ha tanto fatti divertire, aiutandoli a dimenticare le sofferenze della vita e del duro lavoro almeno per una serata, e nel corso di decenni. Il ballo liscio è un genere musicale concepito per la musica dal vivo e, in un triste periodo come questo che ha visto ferma la musica ”live” da più di un anno, la scomparsa di Raoul Casadei sembra un’elegia per un periodo che non c’è più.

Nella ferma speranza, tuttavia, di una rinascita della musica dal vivo, del lavoro, della vita, della socialità e dell’amicizia tanto cari a Raoul Casadei, quanto prima possibile.

A cura di  Simone Spitoni

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