La mobilitazione dei dipendenti Alitalia, la  Compagnia di bandiera in fallimento procede incessantemente mostrando un’unità, una rabbia e una determinazione destinata ad allargarsi.

Presenti questa mattina al presidio in Piazza San Silvestro anche delegazioni dei lavoratori dell’ AcelorMittal ex-Ilva, della Tirrenia, delle Ferrovie, delle Acciaierie di Piombino, solo per citarne alcune, per portare non solo la loro solidarietà, ma per sottolineare il filo che unisce tutte le vertenze sul lavoro, in un Paese che sta svendendo le sue eccellenze, in assenza di politiche industriali e di sviluppo, grazie ad amministrazioni aziendali scellerate e criminali, dove solo il profitto privato viene garantito (con tanto di vicende giudiziarie in atto) e in un contesto in cui i grandi colossi multinazionali tendono a fagocitare fette di mercato con il beneplacito dei governi di turno

Intanto precarietà, licenziamenti di massa, disoccupazione, bassi salari e peggioramento delle condizioni lavorative sono il caro prezzo da pagare.

Sta ai lavoratori opporsi all’ennesimo massacro sociale e per questo il personale Alitalia è arrivato fin sotto palazzo Chigi nonostante il blocco della polizia che ha anche reagito con qualche manganellata alla volontà delle lavoratrici e dei lavoratori di voler passare. Sono mesi che nel silenzio generale dei media, la protesta è cresciuta dando risalto ad una vertenza che riguarda non solo il futuro di 11000 dipendenti più 40000 circa dell’indotto, ma che riguarda l’economia di un Paese a grande afflusso turistico come il nostro e che ha fatto a pezzi la propria compagnia di bandiera. Ed è per questo che i lavoratori che venerdì scorso hanno scioperato insieme a quelli di tutto il comparto aereo che negli anni sono stati insieme vittime delle privatizzazioni che non hanno riguardato solo Alitalia ma anche i nostri aeroporti, non arretrano nel rifiutare l’ennesimo disastro annunciato senza un piano e una strategia di rilancio del settore e della compagnia.

In piazza presenti i sindacati di base Cub e Usb, insieme ad  Acc, Navaid,  ma tante le adesioni di organizzazioni politiche conflittuali che sono venute a portare il loro sostegno.

Mentre le trattative tra Governo e Unione Europea procedono lentamente, si vorrebbe accelerare la nascita della nuova compagnia ITA attraverso l’acquisto del ramo aviation, mantenendo il progetto di riduzione e smebramento in accordo alle richieste intransigenti di Bruxelles.  Perdere più della metà degli aerei e del personale, parte degli slot, senza servizi aeroportuali e manutenzione, senza marchio, queste le condizioni imposte dalla Commissione Europea alla Concorrenza.

 

Quale futuro con questi presupposti, se non quello di lasciare definitivamente il mercato alla concorrenza dei grandi vettori europei e delle Low Cost?

E il Governo dalla sua non sta scrivendo nulla di nuovo in questo capitolo di una tragica e lunga storia, in cui non  la si racconta tutta… Altrimenti bisognerebbe ammettere che Alitalia sta fallendo perché è stata predata, per saziare gli interessi di padroni nostrani e colossi stranieri, mal gestita e sempre rimpicciolita, mentre il costo del lavoro è diventato sempre più basso. Intato il mercato aereo è in crescita e anche se ha subito il colpo della pandemia, già con la stagione estiva è destinato alla ripresa.

Ad esasperare ancora di più la situazione, arriva lunedí sera la comunicazione ai lavoratori da parte dell’amministrazione straordinaria che slitterà anche il pagamento degli stipendi di aprile. Dopo mesi di ritardi nei pagamenti, in seguito alla mobilitazione dello scorso mercoledì, conclusasi con la temporanea occupazione di Piazza Venezia, il Consiglio dei Ministri aveva autorizzato lo stanziamento dei ricoveri Covid per il pagamento degli stipendi

Ebbene in tutto questo ai lavoratori la forza e la voce per urlare  le loro rivendicazioni non manca.

Consapevoli che esiste un’alternativa al licenziamento di massa e alla distruzione di un’azienda che fa parte della storia del nostro Paese, vogliono una risposta alla richiesta di  rendere Alitalia pubblica, con un piano industriale serio, per garantire occupazione e fare gli interessi della nostra economia. La lotta per il lavoro è destinata a crescere. Prossima data sarà il primo maggio insieme alle lavoratrici e lavoratori dei vari comparti in crisi e alle organizzazioni conflittuali che si riuniranno in piazza Santi Apostoli.

A cura di  Sara – Radiosonar.net

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