Erdogan elimina la firma della Turchia dal Trattato di Instanbul contro le violenze di Genere

İstanbul sözleşmesi yaşatır! (La convenzione di instabul ci tiene vive!)
Kadın cinayetleri politik dir (Il femminicidio è questione politica)

Interviste a: Era Silan Attiva Kurda, Eleonora Florenza, Serena attivista di Non Una di Meno Roma a cura di Mari (Transfemminonda – Radiosonar.net e Non Una di Meno Roma)

 

 

La “convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” è stata approvata dal consiglio d’Europa a Istanbul nel 2011 e sottoscritta da 32 paesi, primo dei quali la Turchia.

Ha rappresentato un fondamentale passaggio per porre il contrasto alla violenza di genere nell’agenda politica europea e internazionale. L’uscita della Turchia dalla convenzione di Istanbul rappresenta dunque un passo indietro preoccupante per le donne e le persone lgbtqia+ presenti in Turchia e un’ulteriore involuzione antidemocratica del regime di Erdogan, in un paese in cui dall’inizio dell’anno sono stati 71 i femminicidi e la violenza transbiomolesbofobica è agita direttamente da parte istituzionale e poliziesca, con arresti, aggressioni e transcidi.

Il ritiro della firma dalla convenzione di Istanbul è stata motivata dal governo affermando l’incompatibilità tra tutela dei diritti umani delle donne e delle soggettività non binarie con la tenuta sociale del paese fondata sulla famiglia eteropatriarcale.

E’ significativo che ciò avvenga contemporaneamente al tentativo di messa al bando dell’HDP, principale partito di opposizione con posizioni filo curde e a sostegno del confederalismo democratico, femminista e ecologista del Rojava .

Ma questo non è solo un conflitto interno alla Turchia. Nello spazio politico europeo i segnali sono sempre più allarmanti.

L’ approvazione della legge che vieta l’aborto e la conseguente criminalizzazione delle attiviste femministe in Polonia, le politiche transomofobiche e razziste dell’Ungheria, la proposta polacca di sostituire la Convenzione di Istanbul con un nuovo trattato a difesa della famiglia e contro il gender, rappresentano la stessa deriva autoritaria e fondamentalista che si sta realizzando in Turchia e che usa la violenza di genere come terreno ideologico di scontro per accentrare potere e annichilire l’opposizione sociale e politica.
Deriva tutt’altro che estranea all’Italia e all’Europa.

Il silenzio delle istituzioni europee si fa sempre più assordante, specialmente dentro la crisi sanitaria, sociale ed economica che ha esibito ovunque la persistenza e l’approfondirsi di disuguaglianze e discriminazioni di genere. in questo contesto, sempre più surreale, distante e politicista risulta il dibattito sulle quote rosa, mentre in Europa e ai suoi confini le donne e le soggettività libere perdono diritti e autodeterminazione, subiscono intimidazioni e arretramenti, vengono esposte al rischio della loro stessa vita in nome della salvaguardia della famiglia, luogo più che mai di violenza e abuso.

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