Report dal Presidio a Roma dei Giuristi Democratici in solidarietà agli avvocati del popolo in Turchia

Venerdì 11 settembre si è svolta a Roma, in piazza Montecitorio, un presidio organizzato dai Giuristi Democratici per Ebru, Aytaç e gli avvocati del popolo turchi vittima della repressione del regime dittatoriale turco di Erdogan.
Ebru Timtik è morta dopo 238 giorni di sciopero della fame mentre era detenuta perché chiedeva giustizia per sé stessa e i colleghi ingiustamente incarcerati e perseguitati, colpevoli perché si battono in difesa delle vittime di un governo autoritario che difende con violenza i privilegi e opprime qualsiasi forma di dissenso.
Molte le adesioni di avvocati che hanno preso parte all’evento, così come quelle della società civile.

Pubblichiamo di seguito la lettera aperta, scritta per l’occasione, dell’avvocato del popolo Aytaç Ünsal, liberato pochi giorni dopo la morte della collega, dopo 213 giorni di digiuno.

«Miei cari colleghi,
voi siete i figli di un popolo che ha vissuto il fascismo mussoliniano, quindi credo che ci capite molto bene. Oggi siamo governati con la stessa crudeltà. E questa non è una situazione unica in Turchia, come tutti voi avete visto. Il fascismo, molto più violento del coronavirus, si sta diffondendo in tutto il mondo.
Tutto è ora in pericolo.

Il nostro pensiero è la nostra libertà, la nostra vita, il nostro diritto a un giusto processo. Per questo motivo, la lotta per i diritti e le libertà fondamentali, per la democrazia diventa oggi ancora più importante.

Indipendentemente dal costo, gli avvocati dovrebbero lottare per i diritti del popolo. Le società hanno conquistato ogni diritto nella storia con questi prezzi. Sarà di nuovo così. Lo abbiamo fatto, o saremmo stati dei morti viventi o saremmo morti, ma avremmo continuato a vivere nella lotta per il diritto a un giusto processo. Ebru è viva oggi. Ebru è il mio cuore ora.
Ebru è la mia mente. Ebru vive in ogni attività che svolgete. Ebru è il respiro di persone che vogliono giustizia in qualsiasi parte del mondo. Non morirà mai.

Ecco perché vediamo questa resistenza come una vittoria, anche se moriamo o subiamo un danno.

Lei ha fatto un grande sforzo nel creare questo risultato. Ho sempre sentito la sua presenza, nella cella dell’ospedale dove siamo stati rinchiusi, così come nelle celle delle prigioni fasciste. Grazie a voi, non ci hanno potuto tenere in spazi ristretti. La nostra anima ha viaggiato attraverso voi in tutto il mondo. Vi ringraziamo molto per i vostri sforzi, la vostra lotta, il vostro sostegno. Indosseremo insieme le nostre vesti e combatteremo fianco a fianco per la democrazia e la libertà. Portiamo avanti la lotta per il diritto a un giusto processo in tutto il mondo. Con questi sentimenti e pensieri, vi saluto tutti rispettosamente. Vi voglio molto bene!

Aytaç Ünsal»

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