Il 18 Dicembre la Camera discuterà la Legge di Bilancio che stanzierà le risorse per i prossimi anni.

Una manovra che continuerà a trasferire verso l’alto, ossia verso l’imprenditoria privata, le risorse provenienti dalle tasche dei lavoratori. Si preparano aumenti delle spese militari, nuovi tagli alla sanità nel periodo 2021-2023, incentivi e sgravi alle imprese; mancheranno invece misure strutturali di sostegno alle fasce più colpite dalla crisi, che continuano ad impoverire.

Tutto ciò non ci stupisce.
Il governo ha gestito l’emergenza sanitaria ed economica soltanto negli interessi delle grandi e piccole imprese, facendosi garante dei loro profitti, sia attraverso il sostegno economico diretto sia attraverso la repressione delle lotte dentro e fuori ai luoghi di lavoro.

Allo stesso tempo non c’è stata alcuna volontà reale di garantire la sicurezza e la continuità di reddito dei milioni di lavoratori in cassa integrazione o semplicemente costretti a dover scegliere tra andare a lavoro nonostante il rischio contagio, oppure morire di fame e di disoccupazione. Un ricatto inaccettabile.

Vogliamo allora portare le nostre voci sotto Montecitorio, proprio durante il voto, per dire che servono urgentemente investimenti strutturali sul welfare: sanità, trasporti, istruzione, casa, reddito.

Sono questi gli unici terreni strategici dove andrebbero dirottate le risorse.

Vivere nella “società pandemica” implica l’abbandono di quella logica privatistica-liberista che ha causato più di 40 mila morti nella sola Lombardia, fino a febbraio considerata fiore all’occhiello dell’efficienza del modello privatistico-aziendale, e comprendere la necessità di uscire dalla crisi con una società nella quale siano garantiti e tutelati gli interessi e i diritti dei molti e non i profitti di pochi.

Le risorse ci sono, moltissime delle quali sono nelle mani di chi era già ricco e ora lo è sempre di più, di chi piange miseria facendo finta di spaventarsi al solo sentir nominare la parola “patrimoniale”, quando la proposta presentata a riguardo è molto meno di una timida evocazione.

Ce ne vorrebbe una vera, tanto per cominciare. È ora che la ricchezza prodotta da chi lavora sia usata per garantire una società più equa, che non lasci indietro nessuno, non profitti milionari fondati sullo sfruttamento.

Contributo audio di Riccardo – Redazione DinamoPress

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