Se toccano unə toccano tuttə.

Domenica 28 marzo, ore 17  presidio organizzato a Valle Aurelia da tantissimo collettivi, movimenti e associazioni ( Prisma – Collettivo LGBTQIA+ della Sapienza a Marielle – Collettivo femminista e LGBTQIA+ Roma Tre, Non Una Di Meno Roma, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Associazione Famiglie Arcobaleno, Link Roma, Rete Genitori Rainbow, UAAR Circolo di Roma, Taboo – Collettivo Transfemminista Sapienza, Altro Ateneo TorVergata, Gaynet Roma, Unione degli Studenti Roma, I Sentinelli di Roma, Rete degli Studenti Medi Lazio, AGEDO Roma, Di’ Gay Project, Associazione Libellula, Ufficio Nuovi Diritti CGIL, ArciSparwasser, Collettivo UgualMente Frosinone, Associazione Melitea, BLM, FFF)

Lo slogan del presidio è stato “Bacio chi me pare: se toccano unə toccano tuttə.”. Non abbiamo paura – scrive la rete che ha organizzato il presidio – non siamo vittime. Scendiamo in piazza, arrabbiate e stufe di queste aggressioni.  Bisogna reagire e farsi sentire, perché “questa violenza è sistemica”.

Rivendicano di non voler più “sopravvivere in una società eteropatriarcale, sessista e razzista” e chiedono l’approvazione immediata della legge contro l’omo-lesbo-bi-trans-intersex-afobia, la misoginia e l’abilismo, ferma ormai da mesi al Senato, in attesa di calendarizzazione. Ma dicono anche che la legge non basta. E’ un punto di partenza, ma non basta. Non basta il diritto penale per risolvere problemi di natura prima di tutto sociale e culturale.
Vogliono che questa aggressione sia l’ultima perchè c’è un’altra idea di futuro che non coincide con la normalità pre-covid. Durante la pandemia, infatti, sono aumentate le richieste di aiuto da parte di persone LGBTQIA+ e donne a causa di soprusi e vessazioni tra le mura domestiche, a causa della loro resistenza agli schemi, ai ruoli stereotipati e alle oppressioni di cui spesso la famiglia si fa strumento di riproduzione.

Ai pregiudizi e alla  violenza rispondono con la nostra presenza in piazza, con favolosità e irriverenza dichiarando Roma e il nostro paese zona rainbow, una zona sicura per tutte le nostre identità, così come dichiarato di recente dal Parlamento Europeo in risposta alla deriva autoritaria e persecutoria che abbiamo visto in Polonia, in Ungheria, in Turchia e in molti altri paesi

Questa violenza ha radici profonde.

I crimini d’odio basati su genere, orientamento sessuale e identità di genere si chiamano femminicidi, trans*cidi, stupri abusi, violenze quotidiane fatte di bullismo, di violenza psicologica, di aggressioni, di cacciate di casa. Conosciamo le radici culturali e sociali di queste discriminazioni. Si chiama patriarcato!

E se la violenza è sistemica non pu`che essere contrastato da un cambio di sistema
educazione sessuale, all’affettività e alle differenze nelle scuole di ogni ordine e grado
il riconoscimento della genitorialità per tuttə
la piena parità e dignità per ogni identità di genere fuori dal binarismo uomo-donna
consultori e centri antiviolenza autonomi per donne e persone LGBTQIA+
la fine della rettificazione genitale alla nascita per le persone intersex,
la piena depatologizzazione dei percorsi di transizione e il superamento della legge 164/1982
la piena applicazione della legge 194 sull’aborto,
il divieto per chi pretende di curarci di praticare le cosiddette “terapie di riconversione

A cura di  Mari

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