12 June 2021  /  mari, Drag Queen Karma B, Vladimir, Juan, Eva, Fox, Susanna, Tommaso, Elena, Jean Pierre, Carmelo, Irene, Alessia, Chiara, Samantha, Giuseppe

Il disegno di legge per la prevenzione e il contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità (conosciuto come DDL Zan) è contrastato dalle forze più reazionarie del Paese.

Il 15 maggio in piazza del popolo c’è stata una grande mobilitazione nazionale, una manifestazione costruita in modo assembleare e che ha finalmente lasciato spazio alle voci di persone trans*, travesti, froce, intersex, non binarie, lesbiche, gay, asessuali e aromantiche, voci del transfemminismo e dei pochi centri e sportelli antiviolenza inclusivi che esistono in questo paese, voci di persone che contrastano l’abilismo imposto da questo sistema.

Sono voci che dovrebbero in primo luogo essere ascoltate nel momento in cui scrive, discute e vota una legge che cerca di contrastare l’omolesbobiatransfobia ammesso che sia corretto parlare di fobia che è uno dei modi per giustificare comportamenti che non certo da fobie nascono ma dall’odio generato dal voler continuare a imporre la norma binaria ed etronormata

Quello che invece succede è il contrario. Subiamo una narrazione violenta condotta da chi vuole avere la libertà di odiarci, di discriminarci, di picchiarci, di ucciderci e di invisibilizzare i nostri corpi e le nostre vite. Lo diciamo chiaramente: la violenza non è un’opinione.

Per questo abbiamo deciso di farvi riascoltare quelle voci. Sono le voci di Vladimir, di Juan ed Eva, di Fox e Susanna, di Elena e Tommaso, di Jean Pierre, di Carmelo, di Irene, di Alessia, di Chiara e Samantha e di Giuseppe. Voci che portano parole che nascono dal confronto e costruzione collettiva di altre decine e decine di persone che hanno costruito questa manifestazione con incontri, confronti a volte anche tensioni ma con il grande obiattivo di portare in piazza una grande comunità in lotta con tutte le sue pluralità e differenze.

“Questo disegno di legge è già un compromesso al ribasso e arriva con un ritardo di trent’anni. Non è sufficiente una sola legge per risolvere problemi radicati profondamente nella cultura e nella società del nostro Paese e serve un lavoro quotidiano e un totale ripensamento del presente, per creare finalmente una cultura del rispetto e della valorizzazione delle diversità senza, come succede ora, limitarsi a sopravvivere all’interno di un mondo ciseteropatriarcale, razzista, sessista e abilista.

Pretendiamo infatti educazione sessuale, all’affettività, al consenso e alle differenze nelle scuole di ogni ordine e grado, che sia in grado di contrastare anche l’abilismo, il pieno riconoscimento della responsabilità genitoriale e una reale giustizia riproduttiva per tuttə, il pieno riconoscimento di ogni identità di genere fuori dal binarismo uomo-donna e per ogni orientamento sessuale e/o affettivo, servizi pubblici inclusivi e consultori e spazi socio sanitari inclusivi finalizzati alla salute integrale, la formazione del personale tutto, politiche del lavoro e del reddito in grado di garantire la piena autodeterminazione.

Vogliamo la fine della cosiddetta “rettificazione genitale” alla nascita per le persone intersex, la piena depatologizzazione e depsichiatrizzazione dei percorsi di transizione, una legge sull’identità di genere che superi la ormai obsoleta legge164, la piena applicazione della legge 194 e l’estensione del diritto di aborto a tutte le persone, una legge che vieti di praticare le cosiddette “terapie di riconversione”.

La pandemia ha evidenziato la necessità di investire sulla medicina territoriale e sulla sussidiarietà: abbiamo già gli strumenti sanitari per sconfiggere l’HIV/AIDS ma questo non sarà possibile senza finanziare opportunamente i checkpoint community-based, investire su tracciamento, trattamento e conoscenza (la cosiddetta strategia 90/90/90) a livello nazionale ma soprattutto rendere gratuito l’accesso alla PrEP (come avviene anche in altri paesi europei).

Inoltre, per le persone migranti e rifugiate, ad oggi è sempre più difficile richiedere asilo per discriminazione verso minoranze sessuali e di genere. Il razzismo incide in maniera forte su questa mancanza di tutele che riteniamo fondamentali: non possiamo e non vogliamo mettere da parte chi attraversa i confini per salvarsi da questa stessa violenza.

Vogliamo anche una vera ed effettiva inclusione delle persone con disabilità all’interno della nostra società, che passi da una vera inclusione lavorativa, dalla creazione e il finanziamento di servizi assistenziali che garantiscano una vita indipendente e il riconoscimento, la tutela e la giusta retribuzione dei caregiver, che non sono né autisti né badanti di chi non è autosufficiente ma sovente parenti, genitori o congiuntə e che sopperiscono alle mancanze dello Stato.

Vogliamo che i media main stream ci lascino spazio e diano parola perchè siamo persone portatrici di elaborazioni e saperi che non possono più essere invisibilizzati, nascosti e censurati. La nostra presa di parola vale molto di più, perché è di noi che si sta parlando.”

TRANSfemmINonda del 12/06/2021 – #moltopiùdiZan: le voci arcobaleno in piazza

ringraziamo radio radicale per la pubblicazione del podcast completo dell’audio e immagini di tutta la manifestazione in piazza del popolo a Roma del 15 maggio

https://www.radioradicale.it/scheda/636975/per-la-legge-zan-e-molto-di-piu-non-un-passo-indietro