Recensione a cura di Claudio Contini

Non cè niente che soddisfi la mia curiosità di appassionato di culture provenienti dal basso come gli approfondimenti su quelle cose apparentemente futili o collaterali ma così legate allo sviluppo della cultura stessa. E per chi è cresciuto con la passione per l’Hip-Hop, o comunque per la musica che in qualche modo viene da situazioni di disagio, la parte artistica intesa come apparenza, quindi vestiti, tatuaggi, fotografie, muri dipinti o auto modificate ha sempre avuto un impatto importante contribuendo a voli pindarici e a viaggi di fantasia.

Allora niente di meglio che salire sull’astronave dei sogni e atterrare a Los Angeles sul set di L. A. Originals.

L. A. Originals è la storia del fotografo Estevan Oriol e del tatuatore Mr. Cartoon, due nomi che detti così potrebbero significare poco ai più ma che alla fine della visione di questo docu-film rimarranno stampati nella mente per tanti motivi. Il regista del progetto è lo stesso Oriol, quindi nessun rischio di perdita di autenticità nel racconto, e non è un particolare da poco. Vediamo perché.

Innanzitutto, la Los Angeles da cui si parte non è quella di Hollywood o di Venice Beach.

Qui siamo a East L. A. in piena zona “Chicano“; laddove i Mexican-Americans vivono e convivono con le più importanti fazioni
Latinos” delle gang locali. Esteban Oriol e Mark Machado (il vero nome di Mr. Cartoon) nascono e crescono in questo contesto, tra degrado, droga e violenza ed i loro rispettivi talenti, complice un destino amico ed una forza di volontà importante, li porterà non solo a collaborare con i migliori talenti del mondo dell’entertainment ma anche in alcuni casi a contribuire al loro successo. E se Oriol ha sviluppato l’arte della fotografia quasi per caso, Mr. Cartoon già da bambino aveva mostrato abilità di disegnatore fuori dal comune. Il suo percorso nato con i graffiti, passato per le mostre di automobili lowriders modificate (un culto nella Los Angeles suburbana) e per le copertine dei dischi da lui disegnate, sfocia nei tatuaggi in cui si eleva quasi immediatamente a grande maestro, diventando in pochissimo tempo il punto di riferimento di tutta la fiorente scena Hip-Hop della Los Angeles dei primi 90.

Parallelamente, Esteban Oriol si faceva largo diventando il road manager degli House Of Pain, e durante il tour della loro crew, i Soul Assassins, che coinvolgeva i Cypress Hill, superstars all’epoca, sviluppò la sua maestria nel fare foto, con la particolare capacità di catturare i momenti-chiave. E quando Oriol presenta Cartoon agli artisti, la presenza dei due protagonisti diventa fondamentale nel dietro le quinte di ogni live. Ecco allora manifestarsi la possibilità di testimoniare Cartoon che tatua in camerino 50 Cent, Xzibit, Eminem, B Real fino ad arrivare a Justin Timberlake e ai Blink 182. Ma non solo: riprese in camera sono persino conversazioni su come e dove fare il tatuaggio, attimi del backstage mai visti prima, scene riprese in giro per le strade, in aeroporti, in alberghi. Una manna per chi ama i dettagli più divertenti e meno pubblici di chi fa musica.

Ovviamente tra tante battute, ottime esibizioni live e mille aneddoti, si interseca abilmente la storia in crescendo dei due, fino alla realizzazione dello studio multifunzionale a Los Angeles, creato rimettendo in funzione un magazzino abbandonato in un quartiere malfamato, con tanto di “servizio d’ordine” affidato ai senzatetto della zona, che siano ex-galeotti, gang members falliti o eroimani. Vedere stelle dello spettacolo recarsi in questo contesto per un servizio fotografico o per farsi un tatuaggio è già un motivo per vedere L. A. Originals.

Ma di motivi ce ne sono tanti, che difficilmente possono essere spiegati a parole. Dico solo che è molto probabile che la foto del vostro rapper preferito col tatuaggio in bella vista sulla copertina del suo disco ha le firme di Esteban Oriol e Mr. Cartoon. E dietro ogni foto, ogni tatuaggio ed ogni copertina c’è una storia che vale la pena scoprire. Fatelo guardando L. A. Originals, non ve ne pentirete.

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